L-ife 2023
scritto e realizzato da: Tore Manca
il progetto
Critica di Antonello Zanda (direttore della Cineteca Sarda e Società Umanitaria)
“Carattere generale della materia vivente è il processo evolutivo plastico” e ancora “L’uomo vive nella biosfera come qualcosa di inseparabile da essa”: così scriveva il geochimico e pensatorerusso Vladimir Ivanovič Vernadskij (1863-1945), costruendo i suoi “Pensieri filosofici di un naturalista” intorno a un concetto dato come immediatamente comprensibile e comunicabile: l’idea di materia vivente. E questa idea apparentemente ossimorica, ma che rivela in realtà substrati di pertinenze, è richiamata da “L-Ife” di Tore Manca, una installazione che si ritaglia uno spazio nel magma della videoart e che costruisce la sua trama artistica intorno all’immagine delle ife. Le ife sono filamenti (mono o pluricellulari) costitutivi di un corpo vegetativo chiamato micelio. Ife e micelio sono l’unità elementare e la struttura organizzativa del fungo. Il fungo che noi conosciamo e che cogliamo a vista è solo il frutto di un essere vivente molto più complesso e innervato nella terra. “L-Ife” è l’esito di una lunga ricerca dell’artista e filmmaker sassarese, che nasce dal bisogno di comunicare una sensibilità intima e personale, una tensione creativa e introspettiva che poggia su un’idea esistenziale della natura, di cui l’uomo, anch’egli materia vivente, è parte. L’immediatezza della natura, che può confondersi con un realismo che distorce la realtà, è superato da un lavoro di scavo nel mondo dell’infinitamente piccolo laddove la materia è tutt’altro che inerte e statica. Perché se noi pensiamo che ci sia vita sul piano visibile e macroscopico del mondo, non può non esserci vita sul piano invisibile e microscopico dello stesso mondo. Fotografia e cinema annullano il confine tra statica e cinetica.
La videoarte ne aveva, fin dalle origini della sua storia multimediale, polimorfica e contorta, cancellato il confine. Tore Manca ne coglie i nodi, i grumi elementari, nella struttura reticolare delle ife (le ife sono collegate e vi scorre, come in un vaso tubulare comunicante, una sostanza gelatinosa chiamata “protoplasma”, dal greco “prima cosa formata”, “prima creazione”, che il biologo e filosofo Thomas Henry Huxley definì “base fisica della vita”). Per far questo occorre mettersi in una posizione di ricerca capovolta, affondare lo sguardo alle radici della natura, in una forma di percorso artistico che naviga in immagini e corpo astratti… ma astratti solo ad un occhio ingenuo e immediato. È importante mettere in evidenza che i processi di astrazione ed estrazione dal reale in un’alterità, non implica di fatto un atto di fuga: la ricerca è aprirsi un varco, costruire condizioni di illuminazione e di manipolabilità. Così facendo otteniamo l’effetto di una realtà sospesa (la noosfera pensata da Vernadskij) sulla natura (biosfera). Le ife si attestano in uno spazio tra visibile e invisibile, sospese come un’apertura imminente, come una disponibilità sinaptica. I filamenti sono estratti da queste rete neurale che sintetizza in sé quell’organismo vivente che è l’intera natura e Manca li restituisce, con “L-Ife”, nella loro vitalità (life) sospesa, fermi e palpitanti insieme nell’esperienza dell’installazione. Questa sembra fungere come una sorta di applicazione che genera vita e pensieri rizomatici, in una diacronia che simula la sincronia della vita. Così riusciamo a cogliere il processo evolutivo plastico della materia vivente, che moltiplica in rete il corpo vegetativo della natura, un sistema di terra e cielo che si fa paesaggio tridimensionale e si dispiega sugli schermi a terra dell’installazione, che innescano una verticalità dei corpi incrociata con l’orizzont(al)e dello sguardo. I video esplorano l’infinitamente piccolo, ma è un invisibile è rimesso in gioco dall’autore con interventi di manipolazione fisica ed elettronica dell’immagine e testimoniano la sua tensione creativa.
Questa tensione è parte della biografia artistica ed esistenziale di Tore Manca, che sembra procedere su un percorso che ha caratterizzato anche altri suoi lavori, comprese le opere più narrative e discorsive (filmati e poesie). Troviamo il suo amore per la natura in “The man of trees” (2019) e in “Erdkinder” (2023), due film che tematizzano, in forma narrativa, il complesso rapporto dell’uomo con la natura.
“L-Ife” piuttosto concettualizza e sposta il nostro percorso su un piano fisico, interferendo con il nostro respiro: alberi, piante, foglie, terra, luce, colori, organismi elementari costruiscono un organismo che pone all’artista la domanda chiave di come restituirla sul piano astratto della rappresentazione.
DETTAGLI PRODUZIONE:
Durata: 7 video
Shooting format: 2K
Prodotto da: mater-ia / 2023
Only – la mia solitudine dal 2018 w.i.p.
Il progetto
Da alcuni anni l’artista Tore Manca porta avanti un progetto, tutt’ora aperto, che riassume il suo percorso di ricerca sul rapporto fra l’interiorità dell’uomo e la natura (tecnologica).
“Only – la mia solitudine”, un progetto modulare di opere video generate dal suo interiore poetico, fruibile in 7 quadri video installativi autonomi
I quadri (ritratti in bianco e nero) in movimento sono un’analisi soggettiva che riflette le condizioni dell’essere umano attraverso le immagini ed il suono usufruendo della tecnologia e del linguaggio cinematografico; un lavoro sui gesti, una riflessione sulla solitudine che riconduce l’essere al suo stadio iniziale di umano ora più che mai impoverito dall’arricchimento materiale.
Un artista, un artigiano, musicista, un uomo, una donna… persone semplici e comuni che attraverso la solitudine di un “gesto” vogliono comunicare il loro stato d’animo, il proprio dolore, ed esprimere il meglio di se stessi come esseri sensibili.
“Only” vuole essere un’opera di ricerca audiovisiva sulla nostra vita: uomini e donne, padri e madri, figli a confronto con se stessi, ritratti in solitudine nella loro solitudine.
I nostri vecchi, le famiglie… sempre più estranei gli uni agli altri. L’isolamento nell’orrore della televisione.
I ragazzi soli, nella gabbia dorata dello smartphone.
Operai robotizzati dal lavoro, il licenziamento, la disoccupazione, l’abbandono e dunque la solitudine senza esclusione, una fuga giornaliera dalle relazioni umane per e dalla depressione. Persone che hanno affrontato un percorso di analisi, con il coraggio di chiedere aiuto, consapevoli che la solitudine è un percorso di ricerca, un’intera vita che rievoca dolori vissuti.
L’isolamento percettivo, l’abbandono di una persona cara, la paura della morte. La solitudine del creativo, i mezzi di comunicazione, i mass-media. Isolarsi e accentuare l’individualismo.
La ricerca di un rifugio, una seconda pelle.
Ma la solitudine non è solo disperazione, è speranza… è la ricerca della propria individualità.
Un’occasione per creare anche opere geniali, ridare valore al silenzio; una riflessione in solitudine voluta, forzata, “feconda”.
La solitudine come sentimento, tradotta in un ricordo, e il ricordo in un gesto tramandato da madre in figlio.
Che nome dare al nostro stare insieme? Quale parola è in grado di raccogliere la prossimità dello spazio e del tempo che condividiamo quotidianamente con gli altri?
È una dichiarazione di resa della parola che affida al tratto che congiunge e disgiunge Tu-Me la possibilità di divenire superficie, immagine. Spaziatura complicata da includere nel corpo del testo. L’autore ci chiede di osservare i gesti, rituali, posture di coloro che condividono le pieghe del tempo quotidiano, costantemente sotto lo sguardo tanto da sfuggire a una reale attenzione. Tore Manca registra l’intima vibrazione tra corpi, l’esperienza tattile attraverso cui chi tocca si sente inevitabilmente toccato. La richiesta è quella di esporre il tratto del riconoscimento, l’abbandono cieco all’altro che conduce talvolta al chiudersi delle palpebre. Nel contatto il tempo appare dilatato, ripetuto. La sosta permette di deporre la consueta armatura e il peso delle mani si fa conforto.
Con un doppio movimento l’autore rivela attimi di familiarità davanti all’obiettivo mantenendo contemporaneamente la distanza necessaria alla regia dietro una linea di sicurezza dai confini labili. Dall’esterno tenta di trattenere il tempo per conservare nella memoria la traccia di gesti apparentemente insignificanti, che una volta venuti a mancare diventano nostalgia, singolare anticipazione futura di un sentimento compromesso col passato. In alcuni frangenti, i dettagli sgranati annunciano come l’assenza di un segnale, forse momenti desiderati, inseguiti e mai raggiunti se non grazie alla finzione costruita.
Nell’atto del toccare che si trattiene dall’afferrare, la nudità esposta diviene condivisa, le zone di contatto divengono punti d’approdo di isole le cui mura di difesa cedono, temporaneamente.
Io mi pongo tante domande su quello che accade nel mio universo, in questa vita… ancora attraverso le arti io mi spiego e ascolto il prossimo… con le immagini in movimento.
Lavoro con le immagini e attraverso di esse rilascio ogni mio pensiero, entità eterica capace di creare forme…Oggi, nella mia maturità di essere umano ancora in crescita, cerco di trascendere l’uso estetico del pensiero nell’arte.
Lavoro molto difficile ma non impossibile…
Ho lavorato molto e per lungo tempo sui particolari, sull’immagine (naturale) in tutte le sue forme, distorcendone lo spazio ed il tempo…Ho sperimentato in modo molto fisico le immagini, le ho inseguite con la camera, mi sono lasciato coinvolgere per coinvolgere… vivere un immagine per poterla restituire allo spettatore metabolizzata, digerita, sofferta, un immagine a seconda mano
Tore Manca